466 84. La sua aspirazione più alta, il suo
desiderio dominante, la sua volontà più ferma
era di osservare perfettamente e sempre il santo Vangelo e
di imitare fedelmente con tutta la vigilanza, con tutto l'impegno,
con tutto lo slancio dell'anima e del cuore la dottrina e
gli esempi del Signore nostro Gesù Cristo.
467 Meditava continuamente le parole del Signore
e non perdeva mai di vista le sue opere. Ma soprattutto l'umiltà
dell'Incarnazione e la carità della Passione aveva
impresse così profondamente nella sua memoria, che
difficilmente gli riusciva di pensare ad altro.
468 A questo proposito è degno di perenne
memoria e di devota celebrazione quello che il Santo realizzò
tre anni prima della sua gloriosa morte, a Greccio, il giorno
del Natale del Signore.
C'era in quella contrada un uomo di nome Giovanni, di buona
fama e di vita anche migliore, ed era molto caro al beato
Francesco perché, pur essendo nobile e molto onorato
nella sua regione, stimava più la nobiltà dello
spirito che quella della carne. Circa due settimane prima
della festa della Natività, il beato Francesco, come
spesso faceva, lo chiamò a sé e gli disse: «Se
vuoi che celebriamo a Greccio il Natale di Gesù, precedimi
e prepara quanto ti dico: vorrei rappresentare il Bambino
nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del
corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza
delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una
greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l'asinello».
Appena l'ebbe ascoltato, il fedele e pio amico se ne andò
sollecito ad approntare nel luogo designato tutto l'occorrente,
secondo il disegno esposto dal Santo.
469 85. E giunge il giorno della letizia, il tempo
dell'esultanza! Per l'occasione sono qui convocati molti frati
da varie parti; uomini e donne arrivano festanti dai casolari
della regione, portando ciascuno secondo le sue possibilità,
ceri e fiaccole per illuminare quella notte, nella quale s'accese
splendida nel cielo la Stella che illuminò tutti i
giorni e i tempi. Arriva alla fine Francesco: vede che tutto
è predisposto secondo il suo desiderio, ed è
raggiante di letizia. Ora si accomoda la greppia, vi si pone
il fieno e si introducono il bue e l'asinello. In quella scena
commovente risplende la semplicità evangelica, si loda
la povertà, si raccomanda l'umiltà. Greccio
è divenuto come una nuova Betlemme.
Questa notte è chiara come pieno giorno e dolce agli
uomini e agli animali! La gente accorre e si allieta di un
gaudio mai assaporato prima, davanti al nuovo mistero. La
selva risuona di voci e le rupi imponenti echeggiano i cori
festosi. I frati cantano scelte lodi al Signore, e la notte
sembra tutta un sussulto di gioia.
Il Santo è lì estatico di fronte al presepio,
lo spirito vibrante di compunzione e di gaudio ineffabile.
Poi il sacerdote celebra solennemente l'Eucaristia sul presepio
e lui stesso assapora una consolazione mai gustata prima.
470 86. Francesco si è rivestito dei paramenti
diaconali perché era diacono, e canta con voce sonora
il santo Vangelo: quella voce forte e dolce, limpida e sonora
rapisce tutti in desideri di cielo. Poi parla al popolo e
con parole dolcissime rievoca il neonato Re povero e la piccola
città di Betlemme. Spesso, quando voleva nominare Cristo
Gesù infervorato di amore celeste lo chiamava «il
Bambino di Betlemme», e quel nome «Betlemme»
lo pronunciava riempiendosi la bocca di voce e ancor più
di tenero affetto, producendo un suono come belato di pecora.
E ogni volta che diceva «Bambino di Betlemme»
o «Gesù», passava la lingua sulle labbra,
quasi a gustare e trattenere tutta la dolcezza di quelle parole.
Vi si manifestano con abbondanza i doni dell'Onnipotente,
e uno dei presenti, uomo virtuoso, ha una mirabile visione.
Gli sembra che il Bambinello giaccia privo di vita nella mangiatoia,
e Francesco gli si avvicina e lo desta da quella specie di
sonno profondo. Né la visione prodigiosa discordava
dai fatti, perché, per i meriti del Santo, il fanciullo
Gesù veniva risuscitato nei cuori di molti, che l'avevano
dimenticato, e il ricordo di lui rimaneva impresso profondamente
nella loro memoria. Terminata quella veglia solenne, ciascuno
tornò a casa sua pieno di ineffabile gioia.
471 87. Il fieno che era stato collocato nella mangiatoia
fu conservato, perché per mezzo di esso il Signore
guarisse nella sua misericordia giumenti e altri animali.
E davvero è avvenuto che in quella regione, giumenti
e altri animali, colpiti da diverse malattie, mangiando di
quel fieno furono da esse liberati. Anzi, anche alcune donne
che, durante un parto faticoso e doloroso, si posero addosso
un poco di quel fieno, hanno felicemente partorito. Alla stessa
maniera numerosi uomini e donne hanno ritrovato la salute.
Oggi quel luogo è stato consacrato al Signore, e sopra
il presepio è stato costruito un altare e dedicata
una chiesa ad onore di san Francesco, affinché là
dove un tempo gli animali hanno mangiato il fieno, ora gli
uomini possano mangiare, come nutrimento dell'anima e santificazione
del corpo, la carne dell'Agnello immacolato e incontaminato,
Gesù Cristo nostro Signore, che con amore infinito
ha donato se stesso per noi. Egli con il Padre e lo Spirito
Santo vive e regna eternamente glorificato nei secoli dei
secoli. Amen.
Finisce la parte prima
della Vita e delle opere del beato Francesco.